Quale futuro per il patois?

Malgrado il rinnovato interesse di cui gode il patois e gli sforzi delle istituzioni e di molte persone di buona volontà, la sua regressione sembra essere un fenomeno irreversibile e senza soluzione. Le misure adottate per contrastare questa tendenza, pur essendo efficaci, non sono sempre sufficienti a risolvere la questione alla radice. Il destino del patois è nelle mani dei suoi parlanti, i patoisant: il patois avrà una chanse per sopravvivere finché ci saranno persone che avranno voglia di parlarlo e soprattutto di trasmetterlo da una generazione all'altra.

Per questa ragione è necessario, anzitutto, puntare sulla famiglia, la roccaforte del patois per eccellenza: se all'interno del nucleo familiare si trasmette più l'amore per la lingua del cuore, l'orgoglio di parlarla, la coscienza dell'importanza di questo patrimonio culturale che è uno dei pilastri della nostra civiltà, diventa difficile recuperare questi valori in altri contesti. La famiglia può diventare un centro di irradiamento linguistico privilegiato, capace di creare, con il supporto degli organi ufficiali e dell'intera comunità, un terreno fertile e ricettivo. In conclusione, bisogna parlare il patois, parlarlo maggiormente, farlo vivere parlando.

Va da sé che una lingua viva non è statica, deve essere dinamica e aggiornata continuamente; allo stesso modo, il patois non può più essere una lingua esclusivamente rurale, espressione della società agropastorale tradizionale, ma deve essere moderna, attuale e funzionale alle esigenze comunicative della società contemporanea. Pur rimandendo portatore di tradizione, il patois è sottoposto a una trasformazione e a un'evoluzione continua per poter disporre di tutte le caratteristiche che lo rendano competitivo nei confronti di lingue che possiedono uno status più prestigioso.

Questa è la scommessa per il futuro!