Les lieux du patois

di Andrea Alborno

Rappresentare visivamente un bene immateriale, come, nella fattispecie, la lingua parlata da una comunità, non è operazione del tutto evidente, anche se esistono elementi e strategie che ci consentono di raggiungere o di avvicinarci molto all'obiettivo.

La convenzione dell'UNESCO sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale contempla, accanto a quei beni che Alberto Cirese definiva "volatili", anche altre componenti che contribuiscono a dare loro corpo, dagli oggetti associati, agli spazi culturali. È il caso, per esempio, di una scultura o di un pezzo di artigianato che è l'espressione di un'abilità tramandatasi per generazioni, dei costumi e della scenografia di supporto all'attività teatrale, dei volti delle persone depositarie di un sapere antico e di quelli dei più giovani che con stupore lo riscoprono. In questa ottica, l'esposizione Les lieux du patois si inserisce tra le azioni di valorizzazione della lingua du coeur dei Valdostani ed è stata pensata all'interno della 7a Fête valdôtaine et internationale del patois, iniziativa che nel 2010 viene organizzata dall'Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d'Aosta.

Da questi presupposti hanno preso le mosse gli autori per creare un percorso alla scoperta di quei contesti in cui il patois traspare, trasuda, diventa quasi palpabile e di quelle attività che con il patois costituiscono un binomio inscindibile, come il teatro in lingua francoprovenzale, la civilisation valdôtaine nelle scuole, gli sport popolari, l'artigianato di tradizione, le iniziative volte alla sua diffusione. La consapevolezza dell'importanza della "lenva" emerge così come un aspetto ben presente in Valle d'Aosta, l'unica regione ancora dove il francoprovenzale vive ed è in continua evoluzione. In un clima di rinnovato interesse per le nostre parlate locali, che ha determinato un fermento piuttosto diffuso, ma, nel contempo, in un momento delicato e cruciale per quanto riguarda il loro avvenire, l'Assessorato Istruzione e Cultura svolge un ruolo centrale e di primaria importanza, prestando attenzione alle esigenze della popolazione, promuovendo iniziative, proponendo eventi, realizzando pubblicazioni o prodotti multimediali, assicurando il proprio sostegno alle associazioni che operano con gli stessi obiettivi.

Tra eventi, storie private, lavoro e momenti culturali che perpetuano il patois nel tempo, il Concours Cerlogne e le Journées de la civilisation, l'École populaire de patois, il Festival des peuples minoritaires, la pubblicazione dei primi volumi di una collana di audiolibri per bambini, del Dichionnero di petsou patoésan il primo dizionario trilingue per i più piccoli e della rivista semestrale La voix des peuples minoritaires sono alcuni dei punti forti della politica culturale dell'Assessorato, volti alla promozione e alla diffusione del francoprovenzale valdostano.

Va da sé però che il patois non deve rimanere confinato in una classe o nell'ambito di una manifestazione, ma deve essere praticato in tutte le occasioni e in tutti i contesti e soprattutto trasmesso e parlato all'interno della famiglia che rimane la principale garante della sua sopravvivenza. Nell'attuale realtà della Valle d'Aosta, che si sta avviando verso una società multiculturale e multietnica, le persone che vogliono imparare il patois, o semplicemente avvicinarsi a questa lingua, sono sempre più numerose e con motivazioni diverse, che vanno dalla riscoperta delle proprie radici, alla migliore integrazione, all'interesse personale e culturale. Oltre alle roccaforti della lingua del cuore dei Valdostani e agli ambienti privilegiati per la sua trasmissione il futuro del patois dovrà passare anche attraverso questa categoria di nouveaux patoisants che si sta delineando e sta assumendo una sua propria fisionomia.

La mostra presenta dunque una duplice valenza: da una parte vuole riscoprire e diffondere i valori identitari della nostra comunità e, dall'altra, partendo da un'analisi disincantata dell'attuale società, vuole protendere lo sguardo verso il futuro perché il patois non sia sinonimo di chiusura, ma di apertura culturale e di valore aggiunto per i Valdostani.

A. Alborno, Les lieux du patois, Regione autonoma Vallée d'Aosta, Assessorato Istruzione e Cultura, Imprimerie Valdôtaine, Aoste, 2010
Prezzo di vendita: € 10,00