La vitalità del patois

"La Valle d'Aosta costituisce l'unica grande regione dell'area francoprovenzale il cui dialetto potrà sopravvivere ancora a lungo, malgrado la smania di distruggere il passato che ha accompagnato la modernizzazione galoppante del XX° secolo". Così scriveva Gaston Tuaillon alla fine degli anni '70. Questa affermazione è ancora attuale, sebbene nel corso degli ultimi 30 anni molte cose siano cambiate. Il francoprovenzale, nella sua globalità, è una lingua minacciata: fuori dalla Valle d'Aosta, nella maggior parte dei casi, è stato completamente abbandonato o sopravvive in modo sporadico.

Nella nostra regione, al contrario, gode ancora di condizioni particolarmente favorevoli ed è ancora praticato un po' ovunque, anche a livello politico e amministrativo: si nota pertanto un arretramento progressivo nel suo impiego soprattutto tra le giovani generazioni. Nel corso del tempo, il patois ha vissuto delle fasi di marginalizzazione dovute a cause diverse che vanno dalla riduzione della natalità, all'esogamia, all'industrializzazione, al turismo, all'abbandono delle campagne, allo spopolamento della montagna, all'imporsi dell'italiano sugli altri codici linguistici nella stampa, nella televisione, così come in buona parte delle situazioni comunicative di tutti i giorni. Inoltre, tra gli anni '60 e '70, la scuola stessa è stata un eccezionale elemento di dissuasione nei confronti del patois, indicandolo come uno dei principali responsabili dell'insuccesso scolastico, fattore che ha spinto molti genitori a usare l'italiano con i propri figli.

Oggi assistiamo a un recupero del patois, a un rinnovato desiderio di impararlo anche da parte dei valdostani non d'origine, fatto che ha prodotto una categoria di nuovi dialettofoni. L'azione dell'Amministrazione regionale, e nella fattispecie dell'Assessorato Istruzione e Cultura, gioca, in questo contesto, un ruolo centrale, contribuendo a salvaguardare, a valorizzare e a diffondere questa lingua, spesso definita "minoritaria". Anche se bisogna considerare le statistiche con beneficio d'inventario, secondo i risultati di un'inchiesta sociolinguistica svolta dalla Fondation Chanoux nel 2003, in Valle d'Aosta il 67,4% della popolazione conosce il francoprovenzale nelle sue differenti forme, il 30,2% dichiara di non conoscerlo, l'81,8% lo capisce e il 45,8% lo parla [1]. Sulla base dei criteri stabiliti dall'Unesco, il francoprovenzale valdostano manifesterebbe, tenuto conto di questi dati, una discreta vitalità.

 


 [1] Une Vallée d'Aoste bilingue dans une Europe plurilingue/ Una Valle d'Aosta bilingue in un'Europa plurilingue, Aoste, Fondation Émile Chanoux, 2003.