Le parole de mon voyadzo

di Patrizia Lino

Dopo la Tsanson dou Pay dell'abbé Henry, poemetto di quartine a rima baciata, in cui l'autore passa in rassegna tutte le parrocchie della Valle d'Aosta evidenziandone le peculiarità, è ora la volta di Patrizia Lino che ci propone un viaggio poetico in versi liberi nei 74 comuni della nostra regione.

Al di là dell'argomento prescelto, l'elemento che accomuna i due testi è il patois, « langue du cœur » per l'abbé Henry in quanto enfant du Pays, come ebbe a scrivere René Willien, lingua elettiva per Patrizia Lino che ha trovato nella Valle d'Aosta la sua patria adottiva. Patrizia Lino fa infatti parte della schiera dei nouveaux patoisants, oggetto di un recente studio antropologico di Christiane Dunoyer, di quella nuova categoria di locutori francoprovenzali, persone provenienti da realtà diverse che vogliono imparare il patois per le ragioni più disparate e, tra queste, la condivisione del patrimonio culturale locale.

Formatasi nell'ambito dei corsi dell'Ecole populaire de patois, iniziativa promossa dall'Assessorato Istruzione e Cultura sin dal 1995, l'autrice non si è limitata ad acquisire una competenza attiva del francoprovenzale ma è andata oltre, cimentandosi nell'arte poetica, attraverso un percorso personale, con scelte svincolate dal modello ortografico proposto dalla scuola di provenienza. Il risultato è una carrellata di versi sciolti, di gradevole lettura, dai quali traspare l'amore per la terra valdostana e per quella lingua che, meglio di qualsiasi altra, riesce ad esprimere sensazioni e sentimenti di quanti in essa si riconoscono: il patois!

Nel complimentarci con Patrizia Lino per averci regalato Le parole de mon voyadzo, ci auguriamo che questa raccolta di poesie possa fare proseliti tra i nouveaux patoisants e che sia nel contempo fonte di emulazione anche per i parlanti nativi.

Stampato nel mese di ottobre 2010
Grafica Ferriere - Buttigliera Alta (To-I)