Perché si parla francoprovenzale in Valle d'Aosta

Nelle Alpi Occidentali, la latinizzazione delle Gallie ha oltrepassato la linea di demarcazione delle acque che separa il bacino del Rodano da quello del Po e dei suoi affluenti, di modo che le lingue parlate nelle vallate montane del territorio compreso tra il col di Tenda e il Monte Rosa non si riallacciano alla latinizzazione che ha prodotto il piemontese, ma a quella che ha originato la langue d'oc e il francoprovenzale[1].Lo straripamento delle parlate galloromanze sul versante orientale delle Alpi ha creato un continuum dal punto di vista geolinguistico, riunendo le popolazioni al di qua e al di là di una catena montuosa pur così imponente.

La spiegazione del fenomeno risale al periodo in cui queste lingue si sono formate e, più precisamente, al 575, anno in cui Gontrano, re merovingio di Borgogna e della regione d'Orléans, dopo aver scacciato i Longobardi dalla Provenza, preparò una nuova spedizione militare. I Longobardi preferirono allora negoziare e riconobbero l'autorità dei Franchi sulla Valle d'Aosta e sulla Valle di Susa, territori con colli strategicamente molto importanti, così come sulle alte valli del Po e dei suoi affluenti, fino al col di Tenda. A partire da questa data, la Valle d'Aosta condivise la sorte delle Gallie e Pont-Saint-Martin divenne il limite tra le parlate delle Gallie e quelle dell'Italia del Nord, il grande confine tra il francese e l'italiano.

Il feudalesimo consacrò l'esistenza di questa comunità, che oggi potremmo definire transfrontaliera, e Casa Savoia, da parte sua, gettò le basi per uno Stato regnante su entrambi i versanti. Questa situazione è perdurata fino al 1860-1861, con l'annessione della Savoia alla Francia e l'Unità d'Italia: la barriera delle Alpi occidentali diventa da questo momento una frontiera di Stato.



[1] Cf. Tuaillon, Gaston, Le francoprovençal dans le bassin du Pô, « Nouvelles du Centre d'Études Francoprovençales René Willien » 48, 2003, pp. 6-17.